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L'autore si trova in disaccordo con Harold Blum soprattutto per quel che concerne l'idea di quest'ultimo che il miglioramento sintomatico sia direttamente legato al recupero dei ricordi. L'idea che i ricordi siano archiviati durante l'infanzia e conservati fino al momento del loro successivo recupero contrasta apertamente con ciò che ora sappiamo sulla creazione dei ricordi da parte del sistema neurobiologico dal quale dipende questo aspetto della funzione mentale. Non esiste alcuna prova di un collegamento diretto del miglioramento sintomatico alla ricostruzione e quindi all'esito del processo ricostruttivo: bisognerebbe fare attenzione a non confondere una coincidenza temporale degli eventi con la causalità. Mentre la ricostruzione di come stessero veramente le cose nell'infanzia può contribuire in modo significativo all'azione terapeutica, è terapeutico più il processo che il risultato di questa ricostruzione, per via dell'opportunità offerta, in tal modo, di rielaborare le esperienze attuali nel contesto di altre prospettive. L'autore chiarisce la propria definizione di transfert per indicare alcuni aspetti in cui la sua posizione coincide con quella di Blum. Egli infine discute la visione delle neuroscienze contemporanee sulla memoria e identifica un certo numero di autori che le hanno utilizzate in maniera efficace nel campo della psicoanalisi.