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Ho letto con piacere l'articolo di Jill Miller “Un esempio dall'analisi di una bambina”, in cui l'onestà e la sincerità dell'autrice sono del tutto evidenti. Ciò nonostante, vorrei evidenziare alcuni punti dove la nostra interpretazione e stile dell'analisi sono differenti.
Nella complessa relazione di Miller, il soggetto dell'analisi, la decenne Julia, arriva alla seduta con un segreto. Questo segreto viene rivelato sia all'analista che al lettore alla fine della seduta — ora che un trattamento cognitivo parallelo è stato portato a termine. Tale trattamento aveva precedentemente ridotto la frequenza dell'analisi da quattro a tre sedute la settimana e la sua susseguente fine fa nascere l'aspettativa che la frequenza dell'analisi di Julia potrebbe essere di nuovo aumentata. Ma allo stesso tempo, ciò serve a mettere in evidenza anche la possibilità di cominciare a porre fine alle sedute. Dopo cinque anni di terapia, i genitori non vedono l'ora che l'analisi finisca. Anche Julia ha questo pensiero in mente, ma probabilmente non ne è del tutto consapevole mentre partecipa alla seduta.
Prima dell'inizio della seduta, Julia si nasconde sotto il tavolo della sala d'attesa, comportamento insolito da parte sua. Secondo il mio parere, questo è un bellissimo esempio dell'incertezza che è una premessa per il lavoro analitico: vi è la realtà esteriore e psichica dell'analizzando che né l'analista né l'analizzando conoscono all'inizio della seduta.
A tale riguardo, penso che Miller ed io abbiamo lo stesso modo di vedere, ma quando la seduta inizia, i nostri obiettivi analitici sembrano essere differenti. Ho l'impressione che l'obiettivo di Miller sia quello di ricorrere al conscio del soggetto al fine di tirarlo fuori dallo stato di confusione. Tuttavia, secondo il mio modo di vedere, ciò che può essere percepito come confusione dal vertice del conscio, nel processo secondario del pensiero può essere considerato piuttosto uno stato mentale influenzat