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In questo articolo la preoccupazione di Fred Busch si incentra sulla coscienza e i vari aspetti che, a suo vedere, non non hanno ricevuto la dovuta attenzione da parte degli psicoanalisti. Egli descrive così la propria posizione: «Ogni volta che interpretiamo qualcosa di sconosciuto al paziente esprimiamo la nostra convinzione sullo statu-to di conoscibilità dell'ignoto», e aggiunge di avere l'impressione che: «non ne abbiamo indagato a sufficienza le ragioni, e di conseguenza abbiamo sviluppato metodi interpretativi che attribuiscono scarso rilievo agli strati superficiali della mente». Prosegue citando una serie di elementi, quali l'esigenza di aiutare il paziente a sviluppare la capacità di fronteggiare l'angoscia e l'importanza di considerare molto seriamente il fatto che per il paziente: «pensieri e sentimenti non sono espressioni della realtà psichica, semplicemente sono». Aggiungerei però che cercare di aiutare i nostri pazienti a utilizzare la loro mente per riflettere su ciò che succede, anziché semplicemente prenderla così come è, costituisce indubbiamente il fondamento di tutto il nostro lavoro di psicoanalisti.
Busch sottolinea l'importanza della tecnica per assistere il paziente nella riflessione sul proprio pensiero, invece di limitarsi a vivere le proprie fantasie. Anche in questo caso obietterei che tale aspetto in realtà è fondamentale in tutte le tecniche psicoanalitiche. Egli ritiene che: «per il paziente sapere consciamente o prendere coscienza delle proprie fantasie inconsce nei particolari e di come esse trovano appagamento costituisca l'aspetto più spaventoso della cura psicoanalitica». Un'altra dimensione che considero un «aspetto principale della cura psicoanalitica» estremamente spaventoso è la paura del cambiamento. Busch affronta poi la questione dei contenuti profondamente inconsci: «Il paziente potrebbe ora “conoscere” questo aspetto di sé ma ciò è molto diverso rispetto alla situazione in cui egli vive l'interpretazione come modalità di