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Nella replica al mio scritto Betty Joseph riflette sul sogno di una paziente riuscendo a cogliere l'essenza della mia argomentazione sulla coscienza esposta nel mio articolo. Nel sogno infatti la paziente si trova da una parte di un luogo spazioso mentre l'a-nalista, sul lato opposto, parla con qualcuno al telefono per chiedere soccorso. La paziente ha la sensazione che «qualcosa non va». Accostiamoci al sogno avvalendoci delle parole di Freud — l'analista volge il suo «inconscio come un organo recettivo verso l'inconscio trasmittente del paziente» adattandosi «alla paziente come un ricevitore telefonico si adatta al microfono trasmittente» (1912, 115 e sg.). Il sogno sembra dimo-strare proprio questo, e presumibilmente l'inconscio di Joseph ha colto nel segno. Tuttavia il sogno riporta anche che qualcosa non va e, a mio vedere, questa comunicazione da parte della paziente in realtà racconta della comunicazione dell'analista alla paziente. Infatti Joseph, molto distante dalla donna, parla al telefono con altri e non con l'Io conscio o preconscio della paziente collocata al lato opposto della sala.
La vignetta clinica di Joseph è perciò utile per esemplificare diversi approcci speculativi basati sulla presenza, o assenza, del modello strutturale freudiano, e in particolare del ruolo dell'Io nella vita mentale. L'autrice descrive un caso che sembra essere giunto a un punto morto. Al quarto anno di analisi le associazioni della paziente sembrano ancora «ripetitive e superficiali» e la donna non risponde in modo significativo alle interpretazioni della sua analista. Joseph propone una lettura del sogno interpretandolo come un sogno di transfert relativamente camuffato. Se riteniamo che l'Io inconscio controlla il materiale che affiora, considerandolo una fonte di potenziali pericoli (rifacendoci alla seconda teoria dell'angoscia e all'elaborazione secondaria dei sogni da questa derivata), il contenuto manifesto del sogno è ciò che la paziente può tollerare di sapere in q