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Facendo ricorso ai lavori pubblicati da Bion sulla verità, il sogno, la funzione a e le trasformazioni che avvengono in «O», l'autore postula, indipendentemente, che esista una «pulsione istintiva verso la verità» che serve al principio di verità, e che quest'ultimo sia associato al principio di realtà. Inoltre, recependo il postulato di Bion secondo cui la funzione a e il sognare/fantasticare costituiscono dei processi di pensiero inconscio, egli suggerisce che questi mediino l'attività dell' «impulso alla verita» (ricerca, pulsione) che, secondo lui, costituirebbe un altro aspetto di un'entità più ampia che include anche la pulsione epistemofilica parziale. Questa pulsione ricerca e trasmette, oltre che includere, ciò che Bion (1965, 147-149) chiama «O», «la verità assoluta, la realtà ultima, O» (associata anche all'infinito, ai noumena, o cose in sé, e alla «divinità», Bion, 1970, 26). Viene inoltre ipotizzato che la pulsione alla verità operi in collaborazione con una «coscienza inconscia» associata alla facoltà dell' «attenzione», che chiamiamo anche «intuizione». È sensibile alla realtà psichica interna e costituisce il «settimo servitore» di Bion. O ha molte dimensioni, ma quella che pare interessare a Bion (1970) è quella delle esperienze emotive di «O in evoluzione», rispettivamente dell'analizzando e dell'analista (Bion 1970, 52), durante la seduta psicoanalitica.
L'autore avanza così l'ipotesi che il senso della verità si presenti al soggetto come una ricerca della verità che ha la qualità e la forza di una pulsione istintiva e che costituisca l'omologo della pulsione epistemofilica. Egli ipotizza che questa «ricerca della verita», o «pulsione verso la verità», sia la fonte che genera la verità emotiva delle esperienze in corso, coscienti e inconsce, dell'individuo. Le emozioni sarebbero segnalatori di verità riguardo all'accettazione della realtà. I concetti di pulsione emotiva verso la verità e il principio di verità ci aiutano a capire la ragione per cui gli analizzandi riescono ad accettare quelle interpretazioni dello psicoanalista che favoriscono l'instaurarsi del principio di realtà rispetto al principio di piacere: questo è possibile grazie a quello che è stato postulato come il dominante e adattativo bisogno di verità. Sembrerebbe, infine, che l'eredità di Bion concernente la verità tenda a integrare l'uomo finito con l'uomo infinito.