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Di chi è la sottoveste che hai lì sotto? “Fruit of the loom” perché mi sta bene
Le fiabe cominciano con «c'era una volta»; analogamente le storie dell'orrore e le storie d'amore narrano gli eventi collocandoli a una distanza di sicurezza garantita dall'»ieri». Ebbene, «ieri» è anche l'esordio del paziente pseudoadolescente del dottor
Jacobs nella prima seduta: «Ieri è uscita una donna dal suo studio… Ho pensato che era con una donna attraente, poi mi è venuto in mente di indossare dei vestiti da donna… e di quanto sia erotico tutto ciò. Mi piacciono gli abiti rossi, il rosso è sexy ed eccitante, molto erotico». Questa fantasia doveva risalire al giorno precedente, quando era entrato nello studio e/o in sala di attesa, immediatamente prima di incontrare il suo analista. Perché il paziente parla di «ieri» e non di «oggi, adesso, in questo momento»? Perché aspetta un giorno? Né, del resto, oggi parla di «domani», vale a dire del primo giorno in cui l'analista nori sarà in studio. Quest'uomo sembra vivere collocandosi a una distanza di sicurezza, quella dell'»ieri», e non raggiungere né l'»oggi» né il «domani».
Mi propongo qui di ricapitolare selettivamente il pensiero e l'interpretazione del dottor Jacobs, per come li ho intesi, poi passerò a esaminare i riferimenti al corpo espressi dal paziente, e infine avanzerò un'ipotesi alternativa. Nel mio resoconto, inevitabilmente succinto, non mi sarà possibile rendere giustizia dell'incessante e minuziosa autoanalisi del dottor Jacobs, della sua sincera e dettagliata descrizione né del toccante, complesso e contrastato coinvolgimento dell'analista e del paziente intorno alla verità della loro relazione transferale.
Dopo essersi gettato sul divano, il paziente, teso e in preda al panico da palcoscenico, si spoglia metaforicamente dei sobri indumenti da ragazzino per sbigottire il suo analista con una fantasia di travestitismo, p