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Sono molto lieto che Elizabeth Bott Spillius abbia risposto alle mie osservazioni. Sollevando interrogativi e obiezioni con la sua caratteristica franchezza mi offre lo spunto per chiarire e sviluppare diversi punti che meritano ulteriore attenzione.
La sua citazione conclusiva dimostra inequivocabilmente quanto ella consideri la psicoanalisi una scienza che aspira alla verità. Riguardo a questo aspetto agiamo su un terreno cruciale comune, senza preoccuparci di quei colleghi che concettualizzano la psicoanalisi come un'impresa al di fuori della scienza, che pertanto non deve avvalersi di una metodologia scientifica. Nel contempo, però, Spillius afferma di non condividere il mio «pragmatismo americano di buon senso: detto grossolanamente, la verità è ciò che funziona». Riscontro una rilevante contraddizione e un fraintendimento, non essendoci nulla di particolarmente americano nel mio pragmatismo. Si tratta del pragmatismo del metodo sperimentale che costituisce il fondamento del metodo scientifico in qualsiasi parte del mondo. È rozzo affermare che la verità è ciò che funziona. Nella scienza l'ipotesi vera è sempre quella che funziona meglio - quella che permette di formulare le previsioni migliori soddisfacendo il maggior numero di condizioni.
L'alternativa al pragmatismo è credere nei dettami della fede. Galileo propose la teoria della rivoluzione della terra intorno al sole, perché tale spiegazione funzionava meglio di quella geocentrica per prevedere le osservazioni astronomiche. La chiesa, non traendo alcun vantaggio dal pragmatismo, respinse la verità di Galileo. Una psicoanalisi non pragmatica sarebbe una psicoanalisi non scientifica, potenzialmente religiosa.
Tale questione ha un nesso con l'apparente oscurità, rilevata da Spillius, della mia