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È difficile reagire al lavoro di un analista attraverso una sua relazione scritta, tuttavia il racconto di Amanda è vivace e onesto e consente di formulare delle riflessioni analitiche sul lavoro condotto.
Per fare in modo che le cose siano abbastanza vivaci, presenterò il commento «in presa diretta».
Ci viene però detto che di recente la situazione è mutata. La paziente intravede una connessione tra le sedute e il suo comportamento con il fratello rispetto alla difflcoltà a comunicare. Si tratta palesemente di un passo di rilievo verso la comprensione del suo mondo interno e il nesso tra l'analisi e la sua vita quotidiana. L'analista però ha ancora la sensazione di camminare sulle uova. La questione di quanta intimità sia tollerabile rimane irrisolta. Forse secondo l'analista avere i fazzolettini liberamente a disposizione risulterebbe intollerabile per la paziente, come se troppa intimità fosse insopportabile.
Veniamo poi condotti, in maniera pressoché impercettibile, nella prima seduta. L'analista confessa di avere avuto occasione di ferire la paziente in maniera imprevista. Si è visto costretto a cancellare due sedute. Descrive il vissuto della paziente in occasione delle sedute mancate. L'analista e la paziente entrano in uno stallo rispetto alla questione di comunicare le ragioni dell'annullamento delle sedute o invece di attenersi alla normale neutralità analitica. Per esempio, l'analista avrebbe dovuto accennare