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Questo articolo si propone di discutere i modelli che esprimono ciò che accade nella situazione psicoanalitica. Esso mostra come modelli primitivi che fanno riferimento alla pittura e alla scultura, alla storia e all'archeologia, si sviluppino in altri modelli che si riferiscono ai rapporti tra due persone. Il «campo psicoanalitico» dei Baranger, con i suoi bastioni ostruttivi, è studiato approfonditamente come sfondo per capire quella che in psicoanalisi è generalmente considerata l'intersoggettività. Sono anche discussi il modello di contenitore-contenuto e il fenomeno del «reclutamento». Il materiale clinico presentato è utilizzato per dimostrare come questi modelli siano collegati all'«enactment», e lo studio di questo concetto dimostra l'importanza dell'immagine visiva, il sogno e il «non sogno», il «pittogramma affettivo» come aspetti privilegiati della comprensione e dell'evoluzione del pensiero nel processo psicoanalitico. La sua rilevanza induce a proporre un modello che utilizza il teatro come metafora del processo psicoanalitico. In questo modello, sia lo psicoanalista sia il paziente prendono parte alle scene come personaggi e, contemporaneamente, coautori. Lo psicoanalista dovrebbe anche operare come regista oltre che agire da critico. Il suo compito è quello di prevenire cospirazioni ostruttive (il «non sogno») e trovare nuovi significati nelle scene, permettendo in tal modo lo sviluppo di nuove scene e nuove trame e l'allargamento dell'universo mentale.