You do not currently have permission to view the full text for this document. Please sign in to an account with an active subscription or contact support.
Sul concetto di identificazione proiettiva restano ancora degli interrogativi. L'Autore presenta la seguente ipotesi: si può pensare al punto di vista tradizionale della Klein e alla sua estensione e revisione da parte di Bion come se questi occupassero un continuum all'inverso? Egli postula che il concetto bioniano di identificazione proiettiva intersoggettiva comunicativa (che l'autore ribattezza «transidentificazione proiettiva») sia primario e includa la modalità intrapsichica primitiva, onnipotente, inconscia della Klein, ma anche la modalità comunicativa «realistica» di Bion. L'Autore avanza quindi l'ipotesi che l'identificazione proiettiva intersoggettiva costituisca l'operazione di una fantasia inconscia di identificazione proiettiva intrapsichica onnipotente esclusivamente entro il mondo interno del soggetto che mette in atto la proiezione — in aggiunta ad altri due processi: le modalità consce e/o preconsce dell'induzione sensomotoria, che includerebbero gesti o tecniche (mentali, somatiche, verbali, posturali o di priming) di segnalazione e/o evocazione o sollecitazione da parte del soggetto proiettante, seguite dalla simulazione enfatica spontanea nell'oggetto ricettivo dell'esperienza del soggetto, nella quale l'oggetto ricettivo è già inerentemente «cablato» per rispondere empaticamente al soggetto sollecitante.