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Questo lavoro integra due aree di pensiero. Da un lato l'Autrice sviluppa alcune considerazioni concementi i metodi di osservazione dei fenomeni mentali secondo la teoria bioniana delle trasformazioni, dall'altro si occupa di indagare gli stati mentali primitivi, gli stati protomentali e, più specificamente, gli stati autistici dei pazienti nevrotici descritti da Tustin. Essa elabora alcune idee riguardo alla posizione «filosofica» soggiacente alla teoria delle trasformazioni, ponendo in particolare rilievo il fatto che in psicoanalisi lo stesso fenomeno può essere considerato da diverse angolature, purché sia inserito all'interno dell'impalcatura teorica di riferimento cui appartiene. L'Autrice prende in considerazione l'idea che questo modo di osservare i fenomeni rientri in un più ampio contesto del sapere umano nel quale l'incertezza e la relatività dei concetti sono gli elementi principali. Adottando la teoria delle trasformazioni come il vertice di osservazione fenomenica che permea l'incontro analitico, l'Autrice indaga se sia possibile includere altri gruppi di trasformazioni dei vissuti emotivi in questa teoria, che indica particolari fenomeni connotati da qualità specifiche, distinti da quelli evidenziati da Bion. Essa ipotizza che sia possibile esaminare e separare i fenomeni autistici presenti nei pazienti nevrotici considerandoli un insieme particolare di trasformazioni del vissuto emotivo che gli analisti spesso incontrano nella loro pratica quotidiana, e propone di chiamarli «trasformazioni autistiche».