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Apprezzo moltissimo la vivace ed articolata replica di André Green alla mia visione della posizione ricoperta dal nostro attuale pluralismo teorico nella psicoanalisi a livello mondiale contestualizzata nello sviluppo storico in corso della nostra disciplina, poiché mi offre lo spunto di tentare di chiarire possibili equivoci nonché di abbozzare, in maniera più puntuale, le visioni fondamentalmente distinte della natura della psicoanalisi sottese alle nostre differenti intepretazioni riguardo all'oggetto dell'impresa psicoanalitica. Questo giustifica il mio iniziale suggerimento che venisse invitato lui -in quanto amico di lunga data che ha sempre dissentito rispettosamente proprio sulle questioni relative a che cosa sia la disciplina, rubricata come psicoanalisi, che ci vede entrambi impegnati — a redarre una replica alla mia presentazione.
Prima di rispondere sulle nostre differenze più fondamentali riguardo alla natura della psicoanalisi in quanto disciplina, mi si lasci replicare ad alcune questioni specifiche fattuali o di opinione che Green solleva nel suo testo, nell'ordine in cui egli le presenta. Anzitutto vorrei puntualizzare l'intento della mia prima allocuzione all'International Psychoanalytical Association (IPA) durante il Congresso di Montreal nel 1987 (Wallerstein, 1988), intitolata Una o molte psicoanalisi?. Il mio intento programmatico era quello di richiamare l'attenzione della comunità psicoanalitica su una questione scientifica fondamentale che essa si trovava ad affrontare: di fronte alla eterogeneità in rapida crescita delle nostre prospettive teoriche, che cosa ci tiene uniti, in quanto tutti accomunati dalla nostra adesione all'impresa psicoanalitica condivisa, e ci differenzia da altre prospettive non psicoanalitiche sulla natura del funzionamento mentale?