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L'insegnamento della psicoanalisi è un'arte pari a quella della sua pratica. Come nell'esperienza analitica, l'insegnamento comporta lo sforzo di creare spazi in cui possano affiorare nuove forme di pensiero e di sogno, sia per quanto concerne la teoria psicoanalitica che per la prassi clinica. A partire dalla propria esperienza di conduzione di due seminari psicoanalitici tuttora in corso, entrambi al loro venticinquesimo anno, l'autore propone alcune considerazioni su (1) l'insegnamento di testi analitici mediante la loro lettura ad alta voce nel setting seminariale: riga per riga, rivolgendo particolare attenzione alle modalità di pensiero e scrittura dell'autore e ai modi in cui l'esperienza di tale lettura altera colui che legge; (2) la discussione delle presentazioni di casi clinici come esperienze di sogno collettivo in cui i partecipanti al seminario ricorrono allo stato onirico della veglia per aiutare il collega che presenta il caso a sognare aspetti della sua esperienza con il paziente, aspetti che la diade analitica non è riuscita a sognare; (3) la lettura di opere di poesia e narrativa per rendere i partecipanti più coscienti e sensibili agli effetti creati dall'uso del linguaggio di analista e paziente; e (4) l'imparare ad andare oltre ciò che si dava per acquisito nella prassi analitica, vale a dire imparare a dimenticare ciò che si è appreso.