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Dopo avere riaffermato l'isolamento della psicoanalisi rispetto alle discipline confinanti e avere esaminato alcune delle ragioni dell'esistenza di una diversità tra scuole e orientamenti di pensiero e della frammentazione della conoscenza psicoanalitica, l'autore sostiene la necessità di adottare principi di corrispondenza o di coerenza esterna accanto a quelli di coerenza ermeneutica, ai fini di validare le ipotesi psicoanalitiche. I recenti sviluppi delle scienze neurocognitive sono venuti in aiuto alla psicoanalisi, in questo periodo di crisi, con la proposta di integrare le due discipline e formare un nuovo paradigma per la costruzione di una teoria della mente. Questo paradigma incipiente si sforza di integrare la conoscenza clinica con la scienza neurocognitiva, i risultati emergenti da studi sul processo e l'esito dei trattamenti psicoterapici, la ricerca sul rapporto madre-neonato e la psicopatologia evolutiva. Vengono esaminati i modelli teorico-tecnici fondati sul concetto di pulsione e di relazione alla luce delle scoperte interdisciplinari. Si conclude che il modello relazionale ha un ampio fondamento empirico, eccetto per quanto concerne il discreditato concetto di pulsione. In seguito a questi studi, viene proposta la sostituzione del modello freudiano di pulsione con un modello di sistemi motivazionali centrato sui processi affettivi. Infine, si valuta il probabile impatto dell'adozione di questo nuovo paradigma sulla tecnica del trattamento psicoanalitico.