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È questa una breve narrazione evocativa di un incontro analitico tra un analista esperto e una giovane donna profondamente angosciata e disperata. Sono grata al dottor Rolland per la disponibilità con cui offre le sue considerazioni sensibili e sagaci. La trasparenza e l'acuta precisione con cui narra la sequenza degli eventi nelle sedute mi ha consentito, mano a mano che leggevo il suo resoconto avvincente, di penetrare parzialmente nella trama degli eventi e delle relazioni del suo lavoro con questa paziente e di trovare le parole adatte con cui esprimere la mia interpretazione.
F, la paziente, ha avuto un impatto senza precedenti sull'analista: «Mai ho avuto un colloquio iniziale con un paziente che mi abbia lasciato un'impressione tanto profonda quanto quello con F». La scena passa da una muta incuria ad una ferale agonia per scivolare nuovamente nel silenzio. F sembra un'emarginata, una senzatetto; il suo abbigliamento è asessuato, il viso è inespressivo e di una magrezza cadaverica. Il suo lungo silenzio addensa disperazione e desolazione, la cui aridità può essere smorzata esclusivamente dalle lacrime che le rigano il volto e sciolgono i lineamenti paralizzati. L'analista accoglie tutto ciò e lo comprende senza pronunciare parola; non dubita di ciò che la donna comunica né di ciò che gli si presenta: sofferenza pura. Non classifica, non categorizza e non formula alcuna diagnosi (quanto meno non subito, e poi soltanto in una nota a piè pagina). In questa seduta i due non condividono nulla in termini di contenuto o sul piano verbale, tranne una silenziosa presenza fisica reciproca. Il dottor Rolland ha uno sguardo penetrante rispetto ai minimi dettagli delle espressioni e degli umori di F, in particolare i suoi spostamenti tra distanza e ripiegamento in sé e apertura e comunicatività, ma nel contempo è attento a non imporre la proria presenza. Sosta dunque nei silenzi della paziente, non soccombe alla tentazione di essere il suo salvatore, tentazione assolutamen