You do not currently have permission to view the full text for this document. Please sign in to an account with an active subscription or contact support.
Questo caso clinico presenta difficoltà oggi frequenti nelle analisi dei pazienti: un funzionamento psichico abbastanza organizzato, e aspetti fragili e vulnerabili, tenuti fuori dal contatto con sé e con l'altro. Il timore di proliferazione «leucemica» di queste diverse parti, che nel dialogo analitico diventano personaggi con un loro nome, provoca una situazione di congelamento difensivo o di stallo (appena una parte viene contattata, un'altra interviene e la caccia). È quanto l'analista descrive nel caso di Stevie, una donna che iniziò il percorso terapeutico a 35 anni e lo continua tuttora, dopo quasi 20 anni. «Ho lavorato con Stevie durante tutta la mia vita analitica».«Voleva restare indifferente»2. L'analista è consapevole delle difficoltà della situazione in cui è coinvolta la coppia analitica: angoscia di separazione, eccessiva realtà data ai personaggi, scambio dei ruoli (a volte è l'analista a fare la parte del «Piccolo Bambino», rigida, controllante, che guarda dall'alto in basso la parte bisognosa e capace di crescita, «il Bebè»). Alice Jones offre questo vivo materiale clinico per condividere un percorso ciclico tra ripetizione e cambiamento.
Stevie ha il terrore di affidarsi liberamente al flusso di emozioni traboccanti la sua capacità di contenimento. Il Piccolo Bambino è una parte tirannica, rigida, che la controlla. Ma è anche la parte di autoholding che l'ha protetta dal morire congelata per la solitudine, offrendole riparo in un igloo. Per sopravvivere ha dovuto procedere (alla nascita della sorellina?), come il personaggio con la gamba rotta del film La morte sospesa, con un apparato psichico zoppo, tenendo sottomessa e muta la parte debole e sofferente.
L'analista, specularmente, talvolta diventa quella che disprezza la parte bisognosa,