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Essere sorpresi, attratti, commossi dalla bellezza, lasciarsi andare alla sua natura sensoriale sono tutti momenti che fanno parte della potenzialità emotivamente trasformativa dell'esperienza estetica. Ciò nonostante la psicoanalisi ha trattato poco questa fertile dimensione della vita psicologica. L'autrice sottolinea come la comprensione della bellezza non sia una capacità a sé stante, ma parta della perpetua esperienza, nel corso della vita, di essere trasformati dal mondo in cui viviamo e di trasformarlo a nostra volta. Suggerisce inoltre che la capacità di sperimentare la bellezza assume forme diverse in fasi specifiche dello sviluppo e della cura psicoanalitica. L'autrice descrive due eventi clinici tratti da un caso in cui la coppia analitica ha lottato a lungo per sviluppare una maggiore capacità di sperimentare la bellezza. Viene illustrato come una teoria del conflitto estetico sia stata utile nel concorrere alla comprensione degli oggetti nel mondo interno della paziente, ma non sufficiente per la comprensione dell'esperienza estetica. L'autrice dimostra come sperimentare l'impatto della bellezza abbia richiesto ad analista e paziente di rispondere al richiamo della vita emotiva, di lasciarsi andare all'imprevisto e all'ignoto e di abbandonare una strenua ricerca del significato per aprirsi alla possibilità di trasformare ed essere trasformati mediante l'esperienza sensoriale.