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Questo lavoro tratta di situazioni in cui paziente e analista sono coinvolti in una complicità ostruttiva - di non-sogno a due - che genera degli enactment. In particolare, si descrivono delle esplosioni nel campo analitico, enactment acuti, che l'analista attribuisce, a prima vista, a un proprio errore. L'amplificazione della capacità di simbolizzazione della diade porta poi l'analista a porsi ulteriori interrogativi sui propri presunti errori. Si mostra come gli enactment acuti ripetano situazioni traumatiche precedentemente occultate da complicità ostruttive, ovvero situazioni di enactment cronici. Durante gli enactment cronici si verificano scambi inconsci nella diade, in cui l'analista offre al paziente una funzione alfa implicita recuperando così, poco a poco, le parti traumatizzate. Quando il paziente avrà compiuto sufficienti progressi, la complicità protettiva si scioglierà e il trauma sarà rivissuto come enactment acuto. Non si tratta però di una ripetizione traumatica perché esistono, a quel punto, le risorse mentali per simbolizzarla. Queste situazioni si verificano con i pazienti borderline. Il paziente rimane attaccato all'analista in maniera possessiva, usandolo come scudo protettivo contro i traumi della realtà. La funzione alfa implicita ed esplicita attiva nell'analista contribuisce al processo di simbolizzazione di tale realtà mediante il recupero delle parti mentali colpite e l'elaborazione del trauma. In tal modo il paziente crea uno spazio triangolare per sognare e pensare.