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In questo articolo l'Autore descrive alcuni aspetti clinici riscontrati in pazienti che sembrano ‘nutrire’ una dimensione rivendicativa rancorosa persistente. Con l'ausilio di alcuni casi clinici si esamina la natura delle possenti dinamiche che sottendono al fenomeno. Si avanza l'ipotesi che, alla base della rivendicazione rancorosa del paziente, siano attive una serie di fantasie che manifestano timore e astio nei confronti della realtà, in particolare di quella edipica, caratterizzata dal rapporto infantile verso la coppia creativa dei genitori, che Money-Kyrle (1968, 1971) ha definito come elemento essenziale dei “fatti della vita”. Le fantasie sviluppate dal paziente servono a proteggerlo dall'invidia e dalla gelosia, dall'angoscia e dal sentimento di colpa. Le fantasie edipiche primitive a fondamento della rivendicazione rancorosa concorrono alla gratificazione e all'eccitazione che accompagnano tale sentimento. L'analisi dell'assetto mentale soggiacente consentirebbe di spiegare il motivo per cui la rivendicazione rancorosa possa avere una presa sul paziente tale da interferire con il suo sviluppo.