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Il signor B., 33 anni, chiese appuntamento con me perché sentiva di non avere dentro di sé una vera e propria vitalità: “Alcune parti di me sono morte”. Si sentiva vecchio e aveva la sensazione di avere anche le sembianze di un vecchio, data la calvizie quasi totale iniziata quand'era ancora adolescente.
Nel nostro primo incontro mi disse che non sognava praticamente mai. Era un insegnante di scuola elementare, sposato, con un figlio di due anni e mezzo. Poiché il lavoro della moglie la impegnava molto, era il signor B. a occuparsi della gestione quotidiana del ménage domestico, prendendosi cura del figlio, facendo il bucato e preparando i pasti.
Proveniva da una famiglia di protestanti osservanti che vivevano in campagna. I genitori, a suo vedere, avevano una condotta ostile e austera, molto distaccata da lui e da suo fratello minore. La madre era agli ordini del padre e soffriva di sclerosi.
Il signor B. non ricordava quasi nulla dell'infanzia, tranne che, a detta della madre, era stato un bambino molto vivace. Si ricordava però di quanto si fosse straordinariamente ripiegato su se stesso nella pubertà, anche se il suo andamento scolastico era rimasto brillante. Fu soltanto abbastanza tardi, all'età di 26 anni, che ebbe il primo rapporto sessuale con una donna - durante tutta l'adolescenza non si era mai toccato i genitali per trarre piacere, men che meno si era masturbato. “Ancora oggi mi vergogno di essere un uomo. I desideri degli uomini sono un'offesa per le donne; tutto il male di questo mondo nasce dagli uomini”. Ogni tanto soffriva di emicranie talvolta invalidanti.
Parlava con un tono molto tranquillo e in maniera meditata. Non dovevo incoraggiarlo a proseguire la riflessione, si esprimeva apertamente, ma nello stesso tempo gli era ben presente che si trattava del primo colloquio. Quando ormai ci apprestavamo a terminare l'incontro, uno dei miei pensieri (controtransferali) fu: “Ho trovato (!) una persona molto interessante”. Mi sorprese, ma in seguito durante