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In questo articolo desidero illustrare come il lavoro con pazienti affetti da un tipo particolare di difficoltà narcisistica mi abbia condotto a elaborare determinate strategie tese a facilitare lo sviluppo di un più solido senso del Sé, una maggiore tolleranza e modulazione degli affetti, una minore durezza del Super-io, la reintegrazione nel Sé di parti proiettate e una riduzione di ideazioni paranoidi. Mi richiamo a concetti tratti da varie teorie psicoanalitiche per comprendere le complicate dinamiche dell'organizzazione psicologica della paziente rese manifeste nel corso del processo analitico. Da questa concettualizzazione delle difficoltà della paziente e dei relativi interventi clinici risulta una concezione ibrida dal punto di vista della teoria e della tecnica. Il materiale emerso nel corso del lavoro clinico mi ha portato inoltre a proporre un altro modo di comprendere le difficoltà incontrate da questo tipo di pazienti ad accettare interpretazioni o punti di vista che divergano dalla loro soggettività. Avanzo l'ipotesi che sia la nozione stessa di ‘alterità’, e non semplicemente specifici aspetti conflittuali del sé, ad essere rinnegata.
Sarà l'attitudine empatica dell'analista verso tutto ciò che viene ripudiato - gli aspetti segnatamente misconosciuti del Sé e la stessa alterità - nonché verso la parte cosciente del paziente, che, consentendo una reintroiezione, si rivelerà essere il principale fattore terapeutico.