You do not currently have permission to view the full text for this document. Please sign in to an account with an active subscription or contact support.
Con l'ausilio di frammenti clinici dettagliati, l'autore sostiene che, malgrado l'attuale idealizzazione del concetto di perdono, il termine non trova spazio nel lavoro psicoanalitico e riconoscergliene uno comporta dei rischi. Clinicamente il concetto di perdono esercita un certo fascino, dato che implicherebbe un esito comune per le ferite più diverse che derivano da situazioni diverse ed esigono soluzioni diverse. Ogni esempio di ciò che denominiamo “perdono” può essere inteso come una funzione difensiva distinta. Se talvolta si confonde l'esperienza conscia del cosiddetto “perdono” con il processo inconscio di compensazione, i due fenomeni sono descrivibili esclusivamente rimandando a livelli diversi della vita psichica. Sebbene nell'“inconscio” non vi sia nulla di paragonabile al perdono, il termine possiede una qualità adesiva nel nostro pensiero che smorza anche il giudizio dell'analista rispetto alle componenti aggressive presenti nel lavoro. Con l'esempio clinico finale l'autore illustra un esito analitico che ha l'apparenza del perdono, ma è da intendere più correttamente come il risultato complesso del lavoro analitico quotidiano.