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L'autore riflette sulla nostra capacità di entrare in contatto con le parti del Sé primitive, irrappresentabili, apparentemente irraggiungibili e con l'inconscio non rimosso. Egli suggerisce che quando l'attività del sognare del paziente segna una battuta d'arresto o incontra una cesura, l'analista sogna ciò che il paziente non riesce a sognare. Entrare in contatto con stati mentali così primitivi e con l'origine del Sé è auspicabile, non tanto per scoprire la verità storica o recuperare il contenuto inconscio, ma per generare movimento tra parti diverse della psiche. Il movimento stesso è ciò che espande la mente e facilita la crescita psichica. Il concetto ardito e audace di ‘cesura’ proposto da Bion, che suggerisce l'esistenza di un nesso tra le emozioni e il pensiero maturi e la vita intrauterina, offre un modello per collegare stati della mente apparentemente non collegabili. Bion ci ispira a ‘sognare’ creativamente, a lasciare vagare liberamente la mente, evidenziando l'immaginazione speculativa e l'intuizione dell'analista che spesso sfiora l'allucinazione. Tuttavia, restare sulla linea di giunzione tra conscio e inconscio, cioè sognare, sovverte l'equilibrio psichico e scatena una minaccia di catastrofe in conseguenza della confusione che ingenera tra le parti psicotiche e quelle non psicotiche della personalità. Perciò c'è la tendenza a cercare di evitarlo attraverso una modalità più satura di pensare, spesso affidandosi alla realtà esterna. Il sognare e l'intuizione dell'analista, forse un residuo della vita intrauterina, sono elaborati come strumenti per penetrare e trascendere la cesura, facilitando il paziente e l'analista nel compito di sopportare stati mentali insopportabili e accettare la dolorosa consapevolezza dell'inconoscibilità dell'esperienza emotiva. Saranno presentati esempi clinici illustrativi.