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Il concetto di fantasia inconscia ha avuto, e ha tuttora, un ruolo centrale nel pensiero psicoanalitico. L'autrice prende in esame le varie forme attraverso le quali le fantasie inconsce si manifestano nella seduta analitica, così come sono vissute e inscenate nella relazione di tranfert. L'articolo si propone inoltre di espandere la teoria kleiniana della formazione del simbolo esplorando l'impatto che gli aspetti emozionali collegati alle fantasie presimboliche “grezze” e non elaborate hanno sull'analisi e come gli aspetti corporei si intrecciano con il processo significante. L'autrice segue le forme espressive delle fantasie inconsce primitive, così come si manifestano nella seduta analitica, e propone che l'effetto emotivo che si può vivere nella comunicazione tra paziente e analista dipenda in gran parte dagli aspetti “semiotici”, collegati alle fantasie arcaiche, che vengono sentiti e vissuti in modalità corporea. Anziché essere considerate un movimento evolutivo delle fantasie inconsce che caratterizzano l'equazione simbolica rispetto a quelle che mostrano una simbolizzazione vera e propria, le fantasie precoci possono coesistere e trovare contestualmente una loro via d'accesso a ciò che viene comunicato all'analista. Dal momento che hanno un intimo legame con il corpo e con emozioni non elaborate quando sono proiettate nell'analista, le fantasie precoci hanno una profonda risonanza, a volte sentita anche a livello somatico, e costituiscono parte integrante del controtransfert dell'analista.