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Nella letteratura sulla psicoanalisi infantile e adolescenziale, il Deficit di Attenzione/Iperattività (ADHD) viene descritto come sindrome complessa che presenta vari aspetti psicodinamici. In generale questo disturbo si divide in tre categorie: 1. difficoltà nelle relazioni oggettuali precoci che determina la formazione di difese patologiche a sfondo maniacale. Le angosce per la perdita dell'oggetto e le emozioni depressive non sono elaborate mediante il processo di simbolizzazione ma organizzate a livello somatico; 2. difficoltà nel processo di triangolazione in cui l'investimento libidico della posizione paterna non risulta stabile; strutture di sostegno insufficienti si alternano a stimoli eccessivi e si riscontra una scarsa regolazione degli affetti; 3. stress emotivo o trauma nel vissuto presente del soggetto. L'Autore propone di riconsiderare l'ADHD da una prospettiva psicoanalitica. Per quanto concerne la fenomenologia del disturbo, una lettura in chiave di dinamiche conflittuali dovrebbe essere accompagnata da una prospettiva su eventuali mancanze della funzione alfa, che potrebbero essere all'origine del disturbo. Tali mancanze sarebbero causa di disturbi nel processo del pensiero e delle emozioni che verrebbero compensati (seppur solo in parte) dalla sintomatologia ADHD. Si assiste inoltre a un circolo vizioso in cui la difficoltà a trasformare le percezioni e gli affetti in contenuto mentale da un lato, e un'organizzazione delle difese a predominanza narcisistica dall'altro, si rinforzano a vicenda. Queste considerazioni hanno grande rilevanza per la comprensione dell'ADHD e per la tecnica psicoanalitica.