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In questo articolo l'autrice intende raffrontare l'approccio al concetto di “chimera” sviluppato nel 1974 da Michel de M'Uzan e le riflessioni di Thomas Ogden (1995, 2005) sul “terzo analitico”. Il confronto evidenzia che, nonostante i due diversi orientamenti teorici, la comunicazione da inconscio a inconscio - oggetto di interesse nella ricerca psicoanalitica contemporanea - consente di afferrare i dati intersoggettivi che si manifestano nel campo della seduta. Dopo aver esaminato la concezione proposta da M. de M'Uzan della “chimera” - un prodotto dell'inconscio del paziente e di quello dell'analista che emerge durante un processo di depersonalizzazione nell'analista - l'autrice propone la sua ipotesi di chimera come terzo intersoggettivo particolare, la cui creazione, in uno stato allucinatorio, permette un accesso alla base somatica ed emotiva del trauma. L'autrice descrive la chimera come uno “squiggle” mentale tra i due componenti della coppia che trova espressione in forme diverse. Ritiene inoltre che la chimera che s'impossessa dell'analista sia sostenuta dalle affinità inconsce delle zone traumatiche in entrambi i protagonisti, consentendo il radicamento, la configurazione e la condivisione dei territori di sofferenza, così come sono colti in questo articolo.