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“L'uso dell'oggetto e l'entrare-in-rapporto attraverso identificazioni” è un fondamentale contributo di Winnicott sul quale mi è stato molto difficile scrivere dato che le sue tesi di fondo sono, in larga misura, appena suggerite. Il lettore si trova nella necessità non soltanto di leggere il lavoro, ma anche di riscriverlo per comprenderlo. Nella mia lettura/riscrittura la madre diventa reale per il bambino nel processo della sua effettiva distruzione come oggetto esterno (distruggendo in lei la sensazione di essere una madre adeguata) e nella percezione di tale distruzione. Inoltre la madre diventa un oggetto esterno reale per il suo bambino nel processo in cui fa esperienza del lavoro psicologico implicato nel sopravvivere alla distruzione, una forma di lavoro che non ha luogo nel mondo degli oggetti di fantasia. È essenziale che l'analista sia in grado di riconoscere dentro di sé la propria incapacità di sopravvivere e, se necessario, che sia in grado di por fine all'analisi di fronte agli effetti veramente dannosi per il paziente e per se stesso connessi al protrarsi di esperienze di questo genere. L'autore presenta materiale clinico relativo ad analisi nelle quali l'analista è sopravvissuto alla distruzione o viceversa non ha saputo farlo.