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Nel corso del trattamento analitico, alcuni bambini diagnosticati inizialmente con un Disturbo dello Spettro Autistico (DSA) appaiono poi in realtà muoversi avanti e indietro lungo uno spettro di tipo autistico-psicotico. Questo tipo di sottogruppo, o di spettro, si caratterizza per la compresenza di angosce schizoparanoidi e di altre ansie di natura autistica meno differenziate e relative all'esistere. Questi bambini potrebbero quindi essere descritti a tutti gli effetti come borderline autistici. L'interpretazione dell'angoscia inconscia si rivela essere un fattore cruciale nelle analisi di questi pazienti, che tipicamente si presentano inondati da un soggiogante miscuglio di angosce: compito precipuo dell'analista è allora, in queste situazioni, provare a riconoscere quella dominante e più urgente in un dato momento e interpretarla utilizzando il suo stesso “linguaggio”. È utile interpretare e mostrare al bambino come il ritiro autistico abbia la funzione di proteggerlo da un'ulteriore frammentazione e come la frammentazione costituisca a sua volta una difesa contro l'irrompere di angosce-di-esistere tanto intense da essere paralizzanti. Va inoltre precisato che stati di angoscia differenti richiedono diversi tipi di considerazioni e strumenti tecnici, specialmente quando il tipo di ansia è collegato a stati corporei disintegrati o non-integrati. L'articolo presenta il materiale clinico tratto da un'analisi a cinque sedute settimanali di un ragazzo inizialmente diagnosticato come DSA e successivamente come sofferente di schizofrenia infantile; la discussione del caso permetterà all'autore di mostrare le dinamiche interne e le difficoltà tecniche che emergono lavorando con lo spettro autistico-psicotico.