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Questo contributo, scritto per celebrare il centenario dell'International Journal of Psychoanalysis, elabora la visione classica secondo la quale ciò che è principalmente in gioco in un'analisi sono le idee dei pazienti e degli analisti a cui è impedito di diventare coscienti. Si sostiene, attingendo a un modello di trattamento psicoanalitico “ridotto all'osso” o parsimonioso, che le idee in questione siano principalmente le preoccupanti convinzioni inconsce che i pazienti hanno circa la loro esperienza con i loro analisti. Queste idee sono sature di vissuto emotivo e derivano dai modelli interni che i pazienti usano per rispondere all'esperienza attuale, in base ai modi in cui hanno registrato le esperienze dall'inizio della loro vita. Poiché tali idee sono inconsce, non possono essere prese come ipotesi fino a quando non vengono rivedute. Piuttosto, esse sono assunte come fatti, la cui conoscenza, poiché generano sentimenti come ansia, colpa o vergogna, deve essere evitata e nascosta. Dopo aver introdotto il suo modello e aver discusso due brevi vignette tratte dal trattamento psicoanalitico, l'autore elabora il concetto che il nocciolo della terapia psicoanalitica consista nel riconoscere quelle idee alle quali viene impedito di diventare coscienti nelle sedute.