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L'Annata Psicoanalitica Internazionale è sempre stata uno strumento di aggiornamento e formazione. ‘Aggiornamento’ perché metteva a disposizione degli psicoanalisti italiani non anglofoni la traduzione di una selezione dei lavori pubblicati sull'International Journal of Psychoanalysis. E ‘formazione’ perché questo esercizio transculturale – studiare nella propria lingua lavori che provenivano da altre culture psicoanalitiche – aiuta ad ampliare e a de-nazionalizzare la propria prospettiva teorica, a rivedere e a raffinare i concetti-chiave dei quali servirsi e a immaginare come confrontare i dibattiti della propria comunità di riferimento con quelli di altre comunità e di altre culture. In questo senso, l'Annata si costituiva dunque come un'attività di formazione post-graduate: ciò che oggi definiamo formazione permanente.
Col tempo, queste caratteristiche si sono trasformate.
L'Annata è divenuta un'attività che impegna un gruppo di traduttori e di revisori che non hanno lo stesso status e che non appartengono alla medesima generazione. Il fatto che il comitato di redazione sia costituito da psicoanalisti che si situano a diversi livelli dell'organizzazione che struttura la formazione degli psicoanalisti IPA (ci sono infatti Candidati, Associati, Ordinari e AFT) da un lato riflette la crescita culturale della comunità psicoanalitica italiana e la sua crescente apertura e internazionalizzazione, e dall'altro determina un mutamento delle modalità di lavoro e delle finalità perseguite.
Le prime – le modalità di lavoro – sono già state oggetto di riflessione nei precedenti numeri dell'Annata e ne discutiamo ancora più avanti insistendo sul nesso fra culture nazionali e processi di internazionalizzazione.
Per quanto riguarda le seconde – ossia le finalità perseguite dall'Annata – il discorso che qui abbiamo deciso di sviluppare è invece diverso e potrebbe essere introdotto da una breve serie di domande. Che uso sta facendo la psicoanalisi contemporanea del suo sostanziale e