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Muovendo dal noto concetto winnicottiano di regressione alla dipendenza, l'autore valuta da un lato la potenzialità creativa e dall'altro i limiti di questa idea, esaminando una serie di contributi teorici e clinici derivanti dalla sua pratica psicoanalitica con bambini nevrotici e psicotici. Vengono qui in primo luogo interrogate e discusse le difficoltà che il concetto di regressione alla dipendenza fa emergere a livello teorico: in particolare, le questioni della temporalità psichica e della passività. L'autore passa poi a considerare i diversi modi in cui gli analisti possono accogliere e accompagnare la regressione alla dipendenza, esaminando gli effetti che l'utilizzo di un limitato contatto fisico può produrre nei trattamenti di bambini gravemente disturbati.