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La “coazione a ripetere” di Freud e il “crollo” di Winnicott sono due concetti divergenti, ma derivanti entrambi dallo sforzo di pensare l'impensabile della morte e dell'annientamento. Il rapporto tra i due concetti verrà qui esaminato nei suoi aspetti clinici, teoricopsicoanalitici e filosofici. Freud ha parlato di uno “spavento” del trauma, che minaccia il funzionamento dell'apparato psichico, ma ha elaborato in seguito una concezione rappresentazionale della morte che ha poi portato a ipotizzare una pulsione di morte. Anche se Winnicott ha rifiutato quest'ultimo concetto, nella sua teoria del trauma ha fatto diretto riferimento a Freud. Una vignetta clinica illustrerà come nella coazione a ripetere interagiscano un elemento rappresentato (ripetizione) e uno non rappresentato (crollo), e su questa base si sosterrà che la natura coattiva della ripetizione va ricondotta alla minaccia del crollo - una minaccia che coinvolge anche l'ambiente (l'analista). Queste considerazioni daranno adito a ulteriori riflessioni sui diversi percorsi intrapresi da Freud e Winnicott per guadagnare la morte e l'annientamento alla pensabilità (percorsi bensì diversi, ma che pure si illuminano a vicenda). Dopo avere esaminato le strutture temporali della ripetizione e del crollo si mostrerà qui inoltre come quest'ultimo implichi un collasso della rappresentazione temporale, e come per questo motivo non lo si possa legare a uno specifico istante nel tempo. In ultimo, facendo riferimento a del materiale clinico ci si interrogherà su come il crollo possa dar luogo a un'azione che lo rappresenti: a questo proposito, un ruolo fondamentale è svolto dai testimoni che interpretano un evento come un'azione intenzionale. L'articolo si conclude con una serie di commenti sulle implicazioni che le idee qui discusse hanno per il trattamento.