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Il presente articolo cerca di definire il “tempo” in termini clinico-psicoanalitici. Dopo alcune brevi osservazioni sul tempo, sull'atemporalità, sui tempi e sulla Nachträglichkeit, sarà descritto il trattamento di uno stato di crollo psichico. Il crollo, avvenuto in un periodo precocissimo della vita della paziente, si è inizialmente manifestato sotto forma di perversione autistoide, per poi manifestarsi nel transfert in un momento di presenza, divenendo concepibile da parte della paziente sotto forma di pensiero attraverso un processo turbolento. A questo punto due dimensioni temporali diventano evidenti: lo stato atemporale del crollo si dispiega nel trattamento in modo tale che le preforme di esperienze temporali precedono l'evento temporale del momento di presenza, da cui i tempi passato, presente e futuro possono divenire. Nel momento di presenza e nella sua sublazione nel simbolo presentazionale non solo il crollo è diventato psichicamente reale, ma il tempo, i tempi e lo spazio sono emersi, seppur in maniera molto diversa, dal punto di vista dinamico, nell'analista e nell'analizzanda: per l'analista il passato e il luogo sono emersi con il simbolo presentazionale, mentre per la paziente la collocazione temporale non si verificava nel tempo “passato”, ma nel luogo in cui la perversione veniva praticata. Il passato è il luogo in cui è avvenuta. Perché possa scoprire e fare uso dei tempi, è necessario che il paziente possa distinguere tra l'oggetto assente e l'oggetto ri-traumatizzante. Allora l'oggetto assente presente diventa l'oggetto che era presente nella comprensione passata e sarà presente in futuro. La sicurezza di questa forma di pensiero viene ottenuta tramite l'uso dell'oggetto.