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Proponiamo l'introduzione di Elizabeth Allison a una sezione speciale dedicata al tema dell'identità del quinto numero del 2023 dell'International Journal of Psychoanalysis (volume 104); proponiamo inoltre l'articolo di Alessandra Lemma che di tale sezione è parte.
Sembra che solo negli ultimi tempi gli psicoanalisti abbiano iniziato a preoccuparsi del concetto di identità. Eppure la psicoanalisi ha offerto il resoconto forse più raffinato e ricco di sfumature rispetto alla costituzione e all'evoluzione continua dell'identità attraverso i processi di proiezione, di identificazione, di introiezione, di rimozione e di sublimazione: l'identità in questa prospettiva non è qualcosa di dato, né è fissa o stabilita una volta per tutte; al contrario, essa è inesorabilmente piena di contraddizioni per via della natura dinamica della psiche. D'altra parte, conosciamo tutti molto bene il desiderio di rendere definitive le affermazioni circa l'identità psicoanalitica, di dire con certezza cosa è psicoanalisi e cosa non lo è. Un desiderio che risale fino a Freud, il quale nel 1914 proponeva che avrebbe dovuto esservi “una sede competente a dichiarare: ‘con tutte queste fandonie l'analisi non ha niente a che fare, questa non è psicoanalisi’”. (Freud 1914, p. 416). Questa “sede”, naturalmente, avrebbe dovuto essere l'Associazione Psicoanalitica Internazionale (I.P.A.). Si tratta dunque di un'esigenza presente sin dagli albori della psicoanalisi; alcuni segnali suggeriscono però che negli ultimi anni essa è stata sentita come più urgente (vedi ad esempio Blass 2010, Bohleber 2010, Busch 2023, Foresti 2018, Friedman 2006). La nostra identità è in crisi?
Sono in molti oggi ad avere l'impressione che la psicoanalisi sia esposta a una minaccia esistenziale – minaccia da cui avrebbe bisogno di essere protetta. Tuttavia, le opinioni divergono sia rispetto a che cosa sarebbe necessario proteggere, sia sulla natura di ciò da c