You do not currently have permission to view the full text for this document. Please sign in to an account with an active subscription or contact support.
I describe the ubiquity of the musical—non-metaphorical, actually musical—dimension in the psychoanalytic encounter. I point out that this needs underlining since, strangely, it has been neglected in psychoanalytic literature until recent years, which I suggest is a legacy of Freud’s aversion to music. I look at a wide range of psychoanalytic literature which invokes music metaphorically while neglecting its literal musicality. I also explore the possible musical dimension of texts which explore non-verbal emotionality. I consider the long-term effects on internal object relations and personality of pre-verbal, infantile musicality and also of musicality within the womb. I conclude with an extended clinical example.
L'auteur de cet article décrit la dimension musicale—non-métaphorique, réellement musicale—de la rencontre analytique. Il souligne la nécessité de la prise en compte de cette dimension que la littérature analytique a eu étrangement tendance à négliger jusque dans les années récentes, une séquelle peut-être de l'aversion de Freud pour la musique. L'auteur passe en revue la littérature analytique, qui, si elle fait allusion à la musique dans sa dimension métaphorique, néglige la musicalité au sens littéral. Il étudie également la dimension musicale dans les textes qui explorent la question de l'émotionnalité non-verbale. Il prend en considération ses effets à long terme sur les relations d'objet interne, ainsi que la musicalité personnelle pré-verbale, infantile, voire même intra-utérine. Il conclut en s'appuyant sur un exemple clinique détaillé.
Ich beschreibe die Allgegenwart der musikalischen—nicht metaphorischen, sondern im Wortsinn musikalischen—Dimension in der psychoanalytischen Begegnung. Ich zeige auf, dass deren Allgegenwart betont werden muss, da diese musikalische Dimension erstaunlicherweise bis vor einigen Jahren in der psychoanalytischen Literatur vernachlässigt wurde, was ich als Hinterlassenschaft von Freuds Aversion gegen Musik auslege. Ich gehe auf ein breites Spektrum psychoanalytischer Literatur ein, wo die metaphorische Ebene der Musik thematisiert, jedoch wörtlich zu verstehende Musikalität vernachlässigt wird. Ich untersuche außerdem die möglicherweise vorhandene musikalische Dimension von Texten, die sich mit nonverbaler Emotionalität befassen. Ich betrachte die Langzeitwirkungen präverbaler kindlicher Musikalität und auch der Musikalität im Mutterleib im Hinblick auf innere Objektbeziehungen und die Persönlichkeit. Ich schließe mit einem ausführlichen klinischen Fallbeispiel.
La natura di quella che gli analisti considerano essere un’interpretazione psicoanalitica, il setting in cui essa emerge e le cause specifiche della sua formulazione, le circostanze e i modi in cui il transfert dovrebbe venire interpretato: sono tutti aspetti, questi, che nel tempo si sono fatti man mano meno chiari e anzi sempre più controversi. Nel presente articolo mi propongo di delineare e sviluppare un argomento che mi permetterà di mostrare e sostenere il valore (per lo meno all’interno delle tradizioni basate sulle relazioni oggettuali) che l’adozione di un modello di pratica parsimonioso in questo ambito può avere per l’attività di riflessione post-seduta. Tale modello si fonda su un particolare modo di intendere le associazioni libere, l’attenzione liberamente fluttuante, le resistenze e il transfert, nonché sulla distinzione tra due intenzioni epistemologicamente diverse che possono sottendere un’interpretazione di transfert. La prima, chiamata costruzione del transfert, ha lo scopo di rendere il paziente consapevole delle modalità inconsce del suo comportamento in seduta (e poi anche fuori), oltre che dei modi e delle ragioni per cui tutto ciò accade. La seconda intenzione, che chiamo invece designazione del transfert, si concentra sull’obiettivo più limitato di rendere i pazienti consapevoli di come essi esperiscono lo psicoanalista a livello inconscio in particolari momenti di resistenza nel corso della seduta. Entrambi i tipi di interpretazione possono essere utili, ma come avrò modo di sostenere è sugli interventi del secondo tipo che vanno poste le fondamenta per un reale cambiamento.
En el presente artículo, se describe la ubicuidad de la dimensión musical—no metafórica, sino real—en el encuentro psicoanalítico. Se señala la necesidad de resaltarla, puesto que, se considera que, curiosamente, ha sido pasada por alto en la literatura psicoanalítica hasta hace pocos años, sugiriendo que se trata de un legado de la aversión de Freud a la música. Se examina una amplia gama de literatura psicoanalítica que invoca la música de manera metafórica, mientras descuida su musicalidad literal. También se estudia la posible dimensión musical de textos que exploran la emocionalidad no verbal. Y se plantea los efectos de largo plazo de la musicalidad infantil preverbal, y también de la intrauterina, sobre las relaciones objetales internas y la personalidad. Se concluye con un amplio ejemplo clínico.