You do not currently have permission to view the full text for this document. Please sign in to an account with an active subscription or contact support.
To comment on IJP Open, you have automatically been assigned a Disqus profile. You can view and contribute to article discussions by clicking on the Discuss icon located in the left toolbar.
In questo lavoro vorrei avanzare l'ipotesi, senza dubbio azzardata, che l'intera opera di Bion si possa proporre come un rilevante (corposo) fatto scelto rispetto alle teorie psicoanalitiche che l'hanno preceduta.
Nella metapsicologia bioniana sembrano infatti confluire sia le correnti impetuose dei modelli ufficialmente riconosciuti (Freud innanzitutto, e tutti gli sviluppi post e neo-freudiani), sia i torrenti sotterranei, i fiumi carsici, che hanno contribuito a quello che può essere pensato come un vero e proprio cambiamento di paradigma.
In Bion scorre allora la vitalità di un contributo junghiano (Manica, 2013, 2020a, 2020b), dello Jung che ha anticipato attraverso l'idea di un inconscio collettivo il “protomentale” bioniano; oppure che ha ampliato e sviluppato le dimensioni dell'onirico nella tecnica analitica (Manica, 2016), sottolineando - nel passaggio, per esempio, dall'interpretazione “analitica” all'interpretazione “costruttiva” - l'importanza della capacità dell'analista di sognare il sogno del paziente, e quindi ha intuito l'importanza delle funzioni svolte dalla reverie tanto nella crescita della mente quanto nella relazione analitica.
E in Bion si coglie anche l'apporto offerto dal pensiero di Ferenczi (Manica, 2020c) e dalla sua proposta di una “reciprocità” analitica come presentimento dell'essenza intersoggettiva e bipersonale dell'esperienza psichica, psicosomatica e somato-psicotica.
Ma in Bion si rintracciano anche gli effetti prodotti dal contributo kleiniano (Manica, 2020c), della Klein, analizzata da Ferenczi e da Abraham, che incomincia a trasformare la tecnica analitica facendo dell'intuizione un vero e proprio strumento analitico (caso di Richard), riportando la comprensione del transfert al qui e ora della relazione tra paziente e analista, e formulando il concetto di identificazione proiettiva come premessa per lo sviluppo del modello contenitore/contenuto.
Ma ancora di più, non può sfuggire come in Bion ci sia anche un implicito e