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1 - Sia nel libro di Paul Ricoeur su Freud1, sia in uno dei capitoli degli Écrits di Jacques Lacan di più recente composizione2, viene messo a fuoco, sia pure per accenni, il punto che appare nodale nella tanto dibattuta questione dell'appartenenza di Marx e di Freud al medesimo ambito di quel radicale sconvolgimento scientifico che, ben più di quella vichiana, potrebbe definirsi l'inizio di una «scienza nuova» ancora in massima parte da costruire, ma le cui basi, più profondamente che in ogni altra scoperta dell'ultimo secolo, sono state gettate rispettivamente da Marx e da Freud.
Osserva Ricoeur come sia in Marx che in Freud (e in Nietzsche) il fondamento di una nuova scienza dell'uomo si ponga come messa in questione del giudizio della coscienza su se stessa. E ciò — aggiungiamo — in senso diverso, e più profondo, di quello dello storicismo hegeliano e post-hegeliano che si definisce come indagine sulla storicità della coscienza (e del conoscere), ma che tuttavia alla coscienza, come principio ordinatore del reale, tiene fermo, sia pure estendendone il significato sino ad includere, in taluni degli sviluppi, ciò che un tempo si sarebbe definito «irrazionale». Ora, in Marx come in Freud, la questione cruciale non è soltanto questa. Si tratta piuttosto, per dirlo con Lacan, di