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I documenti riportati nel libro edito da Basaglia, «Che cosa è la psichiatria?», sono di una grande utilità per comprendere meglio il travaglio attuale della psichiatria istituzionale, prospettando nel contempo non solo una proposta ma un esempio di approccio al problema.
Presentato da Luigi Mariotti, Ministro della Sanità, e dal Professor Visintini, Cattedrattico alla Università di Parma, questo libro si propone il lodevole compito di contribuire allo sforzo comune che le strutture parlamentari, universitarie, ospedaliere dovrebbero prefiggersi per attuare una nuova dimensione del rapporto fra malato mentale e società.
Ci è evidentemente impossibile, nel breve spazio concessoci, di analizzare singolarmente i contributi di tutti i partecipanti al dibattito, tutti ugualmente importanti, dal momento che ognuno è parte allo stesso titolo, di «una grande famiglia» in cui gli assistenti, gli amministratori, il direttore, i malati, gli infermieri non si scontrano più con le barriere delle gerarchie.
La costituzione a Gorizia, da parte di Basaglia e della sua équipe, della «comunità terapeutica» rappresenta senza dubbio un contributo importante al cammino percorso per sottrarre l'istituzione al retaggio Kraepeliniano. Essa dimostra anche, a un livello più generale, che sovente, l'infrangere dei limiti che si credevano tabù, non scatena necessariamente le ritorsioni fantasmaticamente attese. E fa piacere vedere che, a distanza di solo qualche anno dalla decisione di aprire le porte dell'Ospedale di Gorizia, non solo Basaglia e la sua équipe non sono andati incontro a ritorsioni, da parte delle strutture costituite, ma al contrario hanno ottenuto il riconoscimento e l'incoraggiamento di membri influenti del Governo, della Università, del corpo psichiatrico in genere.
L'aspetto più interessante della lezione di Basaglia, va ricercato nell'esperienza pratica di ogni giorno che personale e pazienti sono condotti a vivere, in un clima particolare in cui il personale non accetta più