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Con il titolo «Il Fiume Fedele» sono recentemente stati pubblicati, dall'Editore Rizzoli, sette racconti e tre dialoghi che Enzo Morpurgo, il quale esercita a Milano la professione di psichiatra, ha scritto nell'arco di tempo che va dal 1943 al 1950.
Ognuna di queste costruzioni narrative si basa sulla scelta di uno stadio, fra i vari possibili. che riguarda il rapporto (ora individuale ora di gruppo) dell'Io con il reale. E tale individuazione di partenza si mantiene, attraverso un abbastanza chiaro sviluppo, fino alla rappresentazione dialogata dell'incontro dell'Io e dei suoi valori coscienti (ricontrollati attraverso un recupero parziale dell'inconscio) con un possibile vero.
Tutto ciò è artisticamente detto per mezzo di un graduale movimento narrativo, animato da simbologie sotterranee e da una dinamica fondamentale di resistenza che conduce al conseguimento di livelli dove la razionalità si libera dei ceppi delle.razionalizzazioni difensive, per riprodurre una problematica più ampia. La problematica della responsabilità delle azioni aggressive e dei giudizi punitivi, ad esempio che non può ignorare la portata di fatti psichici quali la sollecitazione dell'ingiuria da parte della vittima stessa.
Di qui una disponibilità nuova dell'uomo a tutta una gamma più vasta di dubbi e di angoscie sociali.
L'autore mostra di avere a tal punto interiorizzato ed elaborato le cognizioni acquisite attraverso lo studio della psicologia e della psicanalisi, da aver reciso ogni possibile dipendenza con una interpretazione prevalentemente clinica delle situazioni e delle esperienze emotive. Egli dimostra di aver controllato, assai prima d'impegnarsi nell'attuale professione e nella scelta dei propri studi scientifici, il rapporto fra le sue personali istanze espressive e gl'interessi che gli si andavano precisando nel campo della ricerca. Ed è indubbio comunque che, alle basi della sua organizzazione culturale, esista una formazione umanistica solida e percepibile.
Il suo primo raccont