You do not currently have permission to view the full text for this document. Please sign in to an account with an active subscription or contact support.
I dibattiti che hanno per oggetto la struttura delle istituzioni psichiatriche sono da qualche tempo diventati frequenti. E' indizio questo di una presa di coscienza sempre più estesa ed approfondita di insoddisfazione, di critica, di ricerca. Eppure, come talora accade nei settori di più marcata carenza e inadeguatezza, l'atteggiamento di critica finisce per dissiparsi in una condanna troppo facile e generica e non riesce efficacemente e responsabilmente a incidere sul piano pratico. Quando si voglia uscire dal circuito di recriminazioni ben protetto dalla polemica velleitaria, ci si avvede della scarsità dei documenti e della rarità dei tentativi e delle esperienze in tale settore. Un discorso sulle prospettive delle istituzioni psichiatriche, per inserirsi nel concreto dei problemi da riconoscere e delle soluzioni da ricercare, necessita di punti di riferimento precisi e collegati a situazioni di diverso ordine e complessità.
E. Stotland, A.L. Kobler; psicologo clinico il primo, psicologo sociale il secondo, entrambi psicoterapeuti di formazione e orientamento psicoanalitico, ci propongono uno studio ancora unico a tutt'oggi: la storia della creazione, dell'organizzazione, dell'espansione, del declino e della fine di una istituzione psichiatrica negli Stati Uniti. E' questa una clinica privata per pazienti gravemente disturbati, selezionati per una terapia di lunga durata. L'esistenza della Crest Clinic si svolge su un arco di dieci anni . Due anni (48-50) furono necessari alla organizzazione preliminare: appartengono dunque alla preistoria. Dodici anni sono l'oggetto dell'analisi longitudinale degli autori.
Mi sembra utile accennare al metodo di ricerca applicato. L'indagine si struttura attorno all'accadimento critico più significativo della esistenza dell'istituzione: la rivolta di un certo numero di pazienti adolescenti che culmina con una epidemia di suicidi. Dall'esame di questa crisi (che ha costituito l'oggetto di un altro importante saggio: The end of hope