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Con la presente pubblicazione della prima seduta di una p.f.c. non intendiamo esporre o discutere gli aspetti teoretici e pratici, i criteri di scelta, la tecnica, e le innumerevoli difficoltà di tale terapia: il trattamento delle resistenze, dei transfert e dei controtransfert, le variabili del rapporto fra i due co-terapeuti ecc. Si rimanda per questo alle pubblicazioni specializzate. Intendiamo solo mostrare la ricchissima messe dei fenomeni osservabili nel tempo limitato di una seduta iniziale esplorativa, evitando di proposito ogni riferimento alle esperienze delle sedute successive. I dati raccolti, le ipotesi deducibili, le molteplici indicazioni diagnostiche, prognostiche, terapeutiche e profilattiche che allora traemmo, malgrado le nostre evidenti goffaggini, ci sembrano giustificare una esposizione.
Per l'impostazione tecnica delle sedute di p.f.c. ci serviamo di quella osservata da uno di noi presso l'Eastern Pennsylvania Psychiatric Institute di Philadelphia, ed ormai estesa alla maggioranza dei Centri di indagine e psicoterapia familiare. Tale tecnica comporta la presenza di due co-terapeuti, possibilmente di sesso diverso, avvezzi da tempo all'analisi reciproca delle difficoltà insorgenti dal lavorare in gruppo come co-leaders, e quindi, idealmente, tesi a rappresentare una coppia adulta collaborante in maniera complementare. Condividiamo inoltre la comune opinione che soltanto personalità eccezionali sono in grado di reggere da sole la carica emotivamente « stressante » di una terapia familiare congiunta. Ciò non impedisce che anche i due co-terapeuti debbano affrontare pesanti difficoltà, non solo nel reggere i vari rapporti transferali e contro-transferali con i vari membri della famiglia, ma anche nella continua analisi del rapporto reciproco.
La seduta ha luogo in una stanza tranquilla arredata a salotto, con divano e poltrone poste in cerchio attorno ad un tavolino. Dopo che ciascun membro della famiglia, introdotto nel locale, ha