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Lo studio di Paul Ricoeur, Della Interpretazione - Saggi su Freud,1 si colloca tra i non molto numerosi incontri di un filosofo con la psicanalisi freudiana. Ricoeur stesso precisa il carattere della sua ricerca: non si tratta né dell'interesse del medico né di quello dell'analizzato: bensì di colui che tenta come filosofo una comprensione globale dell'uomo e non può perciò dimenticare che, su questo stesso uomo, Freud ha tentato un discorso con altre vie di approccio e con altri risultati. Aggiungiamo che la provenienza culturale abilita Ricoeur a un confronto di questo tipo: la tradizione francese di analisi, per dirla con Bergson, delle «données immediates de la conscience», e l'attenzione da Ricoeur già prestata ai problemi del simbolo e dell'interpretazione.
Da qui il carattere tipico dell'opera: di inquadrare una prima lettura critica di tutta l'opera freudiana in una problematica filosofica. Problematica in cui compaiono discussione di alto interesse sullo statuto scientifico della psicanalisi, e un tentativo di ermeneutica integrale del soggetto umano che non esclude né assolutizza la ermeneutica psicanalitica. L'introduzione chiarisce in quale orizzonte filosofico si ponga lo studio della psicanalisi : si tratta dell'indagine filosofica del linguaggio. Scelta fondamentale, come si vedrà, perché proprio dall'abbordo linguistico della psicanalisi discenderà l'interpretazione della sua configurazione come scienza.
Tuttavia non si tratta di un'analisi del linguaggio nel suo significato abituale: né di ricercarne una più precisa formalizzazione, né di descriverlo come una particolare struttura, bensì di indagare in concreto alcune possibilità significanti del parlare umano. L'indagine si fa allora interpretazione, o sistemazione delle regole di interpretazione (ermeneutica). Più precisamente, nella sfera del linguaggio l'attenzione si rivolge a quei momenti o a quelle forme in cui l'espressione, oltre al suo significato immediato intende alludere o significare anc