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La teoria della deviazione di Robert K. Merton è esposta nel saggio Social Structure and Anomie, pubblicato in origine nel 1949, poi ristampato nel volume Social Theory and Social Structure. Nella seconda edizione (The Free Press, New York) l'autore ha aggiunto un altro saggio sul medesimo argomento, intitolato Continuities in the Theory of Social Structure and Anomie. Del volume esiste una traduzione italiana (Teoria e struttura sociale, Mulino, Bologna). Per la traduzione dei termini inglesi valgono le avvertenze premesse all'articolo precedente sul Parsons.
La teoria del Merton è formulata in termini di fini culturali e di norme istituzionali. Le norme definiscono i mezzi da usare per raggiungere i fini culturali, che non coincidono necessariamente con i mezzi più efficienti. Tali norme possono costituire prescrizioni, preferenze, concessioni o proscrizioni. L'accento posto dalla cultura sui fini può variare indipendentemente da quello posto sulle norme. L'equilibrio fra queste due fasi della struttura sociale viene mantenuto fintanto che i soggetti che vi si conformano ricevono soddisfazioni da entrambe. Il comportamento aberrante può essere visto sociologicamente come un sintomo di dissociazione fra le aspirazioni culturali prescritte e i mezzi socialmente strutturati per realizzare tali aspirazioni. Il Merton si occupa in particolare del caso in cui, come nella società americana, l'accento venga posto prevalentemente sui fini. In questo caso, al limite, alla condotta istituzionalmente prescritta viene preferita la procedura tecnicamente più efficiente, prescindendo dalla sua legittimità. Questa è la situazione che il Durkheim chiamava «anonima» (mancanza di norme).
Il fine accentuato dalla cultura americana è essenzialmente il successo, soprattutto quello monetario, ma il Merton avverte che la teoria riguarda ogni tipo di fine culturalmente accentuato. Egli precisa anche che non tutti i gruppi assimilano questi val