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La teoria psicoanalitica non ha alcun bisogno di dati addizionali di per sé, per il suo sviluppo: la quantità di dati è già imbarazzantemente ampia. Essa non ha bisogno di dati tipo quelli di Blacky Test, che nonostante siano trattabili statisticamente, sono semplicemente dei dati clinici mascherati: i dati clinici sono migliori. Essa non ha bisogno di dati sperimentali che replichino i rapporti clinici. Ciò di cui ha bisogno sono metodi per ottenere i dati i quali possano condurre al di là dei rapporti clinici ai rapporti teorici del tipo discusso in questo saggio.
È per questo motivo che sono necessari dati sperimentali sulla formazione di strutture e sull'apprendimento, e dati che confermino o neghino le osservazioni e le teorie di Piaget.
Nella teoria di Hartmann, abbiamo inizialmente il concetto di autonomia ed abbiamo anche (v. p.p. 55 sgg. 58) l'elaborazione di essa in una triplice concezione di autonomia relativa (Erikson, Gill). I metodi usati alla Università McGill e gli studi fatti a Bethesda sulla deprivazione sensoriale, così come i metodi ipnotici, sembrano mezzi appropriati per variare l'equilibrio di queste autonomie relative (v. ). La teoria ha bisogno di dati ottenuti attraverso questi o altri metodi di rilievo (ad esempio farmaci tipo mescalina) ma non tutti i dati che si possono ottenere con questi metodi sono utili: si ha bisogno di dati ottenuti attraverso esperimenti controllati guidati dalla teoria dell'autonomia.
Negli studi di Hartmann abbiamo per la prima volta un concetto di funzioni dell'Io libere da conflitto. Le opere di G. S. Klein contengono una varietà di metodi per lo studio di quelle strutture dell'io che, al contrario delle difese, sono libere da conflitto e servono al controllo e all'incanalamento delle motivazioni. Sono necessari dati riguardanti queste strutture, ma una proliferazione indiscriminata di tali dati darebbe soprattutto un catalogo di « atteggiamenti cognitivi », così come la psichiatria