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La situazione della psicoterapia breve non si è modificata sostanzialmente negli ultimi decenni.
Per arrivare ad essa ci sono sempre due vie: la pragmatica e la metodica. Io non voglio ora ricercare come esse si differenzino e nemmeno prendere posizione in merito alla domanda: quale sia migliore e quale sia peggiore. Mi voglio solo limitare ad illustrare i presupposti derivati dalla psicoanalisi per una terapia. Come è noto, sono sempre state fatte delle prove per accorciare la lunga durata della cura analitica. Una delle più energiche fu intrapresa da Rank nel 1924 in coincidenza con la pubblicazione della sua opera: DAS TRAUMA DER GEBURT (il trauma della nascita). Egli partì dal presupposto che l'atto della nascita sia la vera fonte della nevrosi e che attraverso una rielaborazione attiva del trauma collegato alla nascita si potesse vincere in pochi mesi l'intera nevrosi.
Altri analisti si sono avvicinati al compito con altre idee e metodi. Così Ferenczi, Aichhorn e Zulliger. Molto presto furono intraprese anche delle prove sistematiche da parte di gruppi analitici per la soluzione del problema. In modesta misura, nel vecchio Istituto berlinese di psicanalisi; con maggior portata nell'Istituto di psicanalisi di Chicago, sotto la direzione di Alexander.
Contro tutte le soluzioni che comportavano delle modifiche della tecnica analitica, furono sempre sollevate serie apprensioni, in quanto i mutamenti della tecnica mettevano in dubbio lo scopo della psicanalisi, la liberazione del malato per il recupero di una personalità sana. Freud stesso si mostrò molto scettico e preoccupato che « l'oro dell'analisi » potesse venir sostituito con il rame di un più cattivo procedimento. Egli credette che in tutte queste imprese si nascondesse un rimasuglio di quella insopportabile « minor stima » con cui la medicina aveva considerato, in un precedente periodo, la nevrosi.
Oggi vi sono sostanzialmente due procedimenti che pretendono di fare una « terapia breve », i quali più o meno si