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Desidero parlarvi delle terapie effettuate da una « équipe guerissante », cioè da una équipe considerata essa stessa come fattore terapeutico. L'idea fondamentale è che non una persona singola ma bensì tutto il gruppo, tutta l'équipe, sia alla base del processo di guarigione; si tratta quindi di un fattore globale.
Dato che il materiale da presentarvi è enorme, ho cercato di riassumerlo nella fig. 1. Questo schema mostra le dimensioni della terapia ospedaliera. Qui abbiamo il personale e in modo ancora schematico abbiamo il malato col suo corpo, la sua psiche, i suoi rapporti interpersonali con il reparto, i suoi rapporti con l'ospedale, cioè col mondo dell'ospedale, nel quale si trova il reparto, poi i rapporti con la comunità esterna di cui fa parte la famiglia del malato. Tutte queste sono dimensioni che devono essere curate, attraverso le quali si articola la terapia e che richiedono personale specializzato nei vari settori. Ne citerò qualcuna soltanto. L'assistente sociale, a livello comunità e famiglia, la socioterapista a livello dell'ospedale, tutta l'équipe al livello del reparto. Cercherò a questo punto di definire l'équipe. L'équipe è costituita da tutte queste persone più i malati e la loro famiglia. Dunque tutti i malati, tutte le loro famiglie fanno parte di questa équipe, di questo gruppo. Più avanti entrerò nei particolari. Al livello della psiche abbiamo lo psicoterapista, e lo psicoanalista di gruppo o individuale, al livello del corpo (un livello molto importante che non è stato ancora studiato a fondo nel trattamento della psicosi), abbiamo il massaggiatore, il fisioterapista, il chinesiterapista. Evidentemente noi possiamo voler socializzare i malati, ma come possiamo farlo se essi si rifiutano persino di entrare in un gruppo? Secondo il nostro parere bisogna prendere contatto con questi malati e farli entrare in contatto con se stessi: il primo contatto che si stabilisce con il malato è un contatto corporeo.