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Il concetto di difesa risale a un termine psicoanalitico che non ha predecessori nel suo significato specifico. È una parte nucleare della elaborazione teorica della psicoanalisi. Adoperato da Freud per la prima volta nel 1894 fu mantenuto nel suo significato iniziale fino 1896. Originariamente esso si riferisce alla lotta dell'io contro affetti e rappresentazioni penosi od insopportabili. In seguito questa denominazione fu tralasciata e sostituita dal termine «rimozione diventa un particolare tipo di difesa. il termine e sostiene i vantaggi di una sua reintroduzione «se lo si stabilisce come formulazione generale per tutte le tecniche che l'io adopera nei suoi eventuali conflitti neurotizzanti, conservando la denominazione di rimozione per indicare un particolare tipo di tale difesa, inizialmente meglio conosciuto a causa della direzione delle nostre ricerche».
Pertanto viene tralasciato il concetto limitato di rimozione e viene creato spazio nella teoria psicoanalitica per l'individuazione di altri processi improntati alla stessa tendenza, cioè alla «salvaguardia dell'io contro le pulsioni». La rimozione diventa un particolare tipo di difesa. Oltre ad essa vengono descritte da Freud le seguenti altre forme di difesa: introiezione o identificazione, proiezione, formazioni reattive, spostamento, razionalizzazione, sublimazione, regressione, isolamento, atto mancato, ritorsione contro di sé, trasformazione nel contrario, conversione. Nel 1922 Feud raggruppa nel concetto di «meccanismi neurotici» tre di queste forme di difesa, l'introiezione o identificazione e la proiezione. Nel 1936 Anna Freud conia il termine «meccanismi di difesa», che dovrebbe comprendere tutte le operazioni difensive. I meccanismi sono fenomeni empiricamente osservabili, che teoricamente avrebbero potuto essere disponibili per il processo di costruzione di una psicologia psicoanalitica dell'io. Essi sono correlati alla teoria della libido ed al modello strutturale della psicoan