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La frequente esplosione di una psicosi schizofrenica in seguito ad un'intensa frustrazione interpersonale può essere interpretata in senso energetico, oltre che motivazionale. Intendiamo per energetico un meccanismo psicodinamico, che non si limiti all'analisi delle motivazioni coscienti ed inconscienti) del paziente, ma - in aderenza alla tradizione freudiana - ponga il problema anche in termini quantitativi.
Sebbene il concetto psicoanalitico di libido oggi non può essere inteso che in senso metaforico o speculativo - poiché nessuna osservazione neuropsicologica ci ha fornito appigli per questa concettualizzazione - la psicopatologia ha molto insistito, nel corso degli ultimi 20 anni di ricerca, sul concetto di «debolezza dell'io» (2) come reperto aspecifico ma costante delle psicosi schizofreniche. Questa «debolezza dell'io» non è una semplice tautologia ossia la verifica degli scompensi cui va incontro l'io schizofrenico nei suoi incontri con il mondo; essa è anche una formula che ci permette di descrivere le esperienze subbiettive del paziente soprattutto prima della psicosi, la sua progressiva difficoltà ad integrare pressioni esterne ed interne dei tipi più diversi. Non è soltanto il singolo complesso a frantumare l'io schizofrenico; c'è una lacuna primaria, che complessifica tutte le successive esperienze psichiche, e che può essere descritta, in via puramente metaforica, come una deficienza, più o meno uniforme, o più o meno grave settorialmente (in determinati settori dell'io, a loro volta definitivi dall'integrazione di determinati sistemi istintivi (aggressività, sessualità, etc.) con tracce mnemoniche di risposte interpersonali).
Nelle neurosi è sempre possibile spiegare i fenomeni anzitutto in termini motivazionali: l'ambiente viene ad es. vissuto dal paziente come aggressivo in conseguenza di precedenti esperienze, o di bisogni inesaudibili, o masochistici. Ma nella schizofrenia certi fenomeni sembrano tra