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Nel corso del 1944 usavano ritrovarsi in una casa diroccata della periferia di Milano alcuni intellettuali ed operai. Discutevano, in attesa della fine della guerra, che sembrava prossima, dei problemi che avrebbe dovuto affrontare la loro generazione. Nessuno di essi militava in partiti politici, allora clandestini, né prendeva parte attiva alla Resistenza. Si ripromettevano una discussione più radicale dei fondamenti della loro cultura e, più in generale, della cultura. Le riunioni si svolsero, con una certa regolarità, sino al marzo del 1945, pochi giorni prima della Liberazione di Milano e della fine della guerra.
Alcuni anni dopo, uno dei partecipanti, ripensando a quella esperienza, stese la relazione che segue preferendo adottare una forma letteraria per indicare, forse il 'genere' di quelle discussioni, e ne inviò una copia al 'protagonista' di quelle serate. Il quale rispose con il secondo dei documenti qui riprodotti, che risulta steso nel 1950. I due scritti sono pubblicati, per la prima volta, a distanza di vent'anni, anonimi, come illustrazione di un momento della cultura italiana.
Ci sembra attuale riproporre il limite d'un approccio e il problema che presenta.