You do not currently have permission to view the full text for this document. Please sign in to an account with an active subscription or contact support.
E' trascorso un discreto numero di secoli dal giorno in cui Mimnermo, uno dei lirici più “cosmici” che abbia prodotto la cultura precisa e solare dell'Eliade, decise di ritirarsi per sempre a vivere fra una vasta e sonante caverna di cui fece la sua dimora, e le rive del mare greco. E lì comporre versi e pensare, accanto alla donna che si era scelta come compagna.
Una leggenda racconta che a questo poeta, forse alquanto sofferente di quel male strettamente connesso alle condizioni esistenziali dell'individuo, che oggi chiamiamo nevròsi, riuscissero insopportabili a vedersi, sia nella propria persona che negli altri, anche i segni più lievi dello sfiorimento. Egli vi ravvisava il tastare insaziabile di quella forza che divora e distrugge le creature. Ma sopra ogni altra forma di raccapriccio e di rifiuto, altri motivi dovettero spingerlo a raccogliere le sue energie di fronte alla materna presenza del mare. Forse un convincimento intellettuale che definirei volentieri come una sorta d'ideologia dell'età giovane, secondo la quale solamente le tappe ascensionali d'ogni umano sviluppo sono capaci di produrre una situazione favorevole alla creatività e dunque una condizione di poesia.
Fu una scelta la sua, comunque; certo non si trattò di un ripiegarsi solipsistico in una sopraggiunta fase di personale debolezza. I pochi frammenti che ci sono pervenuti delle sue opere, esprimono chiaramente pensieri di tutte le creature: mai di quello e su quello che personalmente lo concerne. Ogni dolore o decadenza è detto come fatto d'insieme, cosmico, con la natura che vi appare coinvolta e vincolata a eguali ritmi di morte: paragone e poi simbolo. Umile fondo di colore o immensa voce.
Mimnermo dunque visse e compose le sue liriche quasi in istato di totale solitudine. Tuttavia la comunità umana gli viveva prossima, forse a poche centinaia di metri, materialmente, dalla sua spelonca. Presente nel pensiero e negli affetti. Ad essa erano rivolti i canti e tutte le composizioni del poeta.